Una ragazza lasciata a metà

Una ragazza lasciata a metà è la storia della vita violenta di una giovane donna, narrata in prima persona. Una storia di umiliazioni e disagio, raccontata in un linguaggio sincopato e dolente, che costringe chi ascolta a un vertiginoso tuffo dentro la pericolosa sintassi dell’emozione. Un’immersione in un oceano di dolore e rabbia, un viaggio intimo nei ricordi taglienti, nei pensieri e nella sensibilità caotica di un’anima vulnerabile e sola, nella forma di un disperato dialogo a distanza con un fratello sfortunato e amatissimo, al cui affetto la ragazza si aggrappa come un’ancora di salvezza in un mondo brutale e feroce. Due fratelli che sono i due poli di una galassia familiare sospesa tra salvezza e perdizione: lui reduce da uno spietato tumore al cervello che l’ha lasciato segnato nel corpo e nelle relazioni, lei vittima di una continua violenza tra le mura domestiche, che approda a una fuga autodistruttiva in una sessualità compulsiva. La giovane e bravissima Elena Arvigo offre una interpretazione toccante, viscerale, struggente. Uno spettacolo che è un pugno nello stomaco, e al tempo stesso un inno dolente all’umanità che cova anche sotto la cenere di chi sembra vinto dalla vita e dalla sua durezza.

Sindrome italiana

Sindrome italiana è il nome con cui due psichiatri ucraini hanno battezzato la depressione che colpisce molte donne dell’Est Europa che per lunghi anni vivono in Italia come colf e badanti. I sintomi di questa sindrome (cattivo umore, tristezza persistente, insonnia, stanchezza e fantasie suicide) si manifestano in queste donne al ritorno a casa. Dopo un lungo distacco, sentono i figli che si sono emotivamente allontanati, sentono affievolirsi il loro senso di maternità, avvertono una profonda solitudine e una radicale scissione identitaria. Non sanno più bene a quale famiglia, a quale parte dell’europa appartengano. Tre attrici-registe del calibro di Manuela Mandracchia, Sandra Toffolatti e Mariangeles Torres, coadiuvate dalla scrittura di Lucia Calamaro, indagano un incrocio di punti di vista pulsanti intorno al cuore delle nostre famiglie: quello delle donne dell’est ma anche il nostro, di donne e uomini dell’Ovest, di genitori anziani spesso soli e in difficoltà, ma tenaci nel difendere la loro indipendenza, di figli adulti incastrati in ritmi di lavoro e di vita spesso troppo vorticosi e di figli piccoli che non si sa a chi lasciare… Uno spettacolo che entra nel vivo di un argomento delicato come la cura degli anziani e dei bambini e il riconoscimento che la società dà (o spesso nega) a chi li accudisce. Un salto – fatto con ironia e passione civile, come è nella cifra stilistica delle tre attrici – nella quotidianità di moltissime famiglie dove lavorano e vivono queste donne. Per provare a far lievitare, se possibile, la comprensione e la vicinanza reciproca.